Sinodo giovani Tolentino: cosa tenere, cosa lasciare

Con la SS Messa presieduta dal Vescovo si è concluso il sinodo dei giovani di Tolentino

Con la SS Messa celebrata dal nostro Vescovo Nazzareno si è concluso il cammino del sinodo dei giovani di Tolentino, un cammino durato due settimane ricche di incontri e confronti sulle tematiche riguardanti la pastorale giovanile. L’emergenza covid ed il conseguente fermo di grest e campi estivi ha indirizzato verso la ricerca di un percorso alternativo e possiamo tranquillamente dire che lo Spirito ha suscitato un’esperienza di cui si sentiva assolutamente il bisogno.

Cosa teniamo? Cosa lasciamo? Cosa fare di nuovo? Ogni serata dei vari gruppi di lavoro si concludeva con questo dilemma, cosa tenere delle attuali esperienze di pastorale giovanile, cosa invece lasciare indietro e cosa proporre di nuovo, al fine di trovare soluzioni per affrontare al meglio la vera sfida della pastorale giovanile dei nostri tempi, passare la Fede ai ragazzi, aiutarli ad essere oggi “lucerne” accese in una società dove c’è davvero poca “luce”, di fronte ad una evidente carenza di valori cristiani, soprattutto nel mondo giovanile.

Cosa tenere del sinodo? Sicuramente la grande comunione che tutti i partecipanti (appartenenti a vari gruppi e movimenti ecclesiali) hanno sperimentato, condividendo ciascuno la propria esperienza di vita e del proprio cammino di Fede, una grande ricchezza pur nelle diversità dei vari carismi della Chiesa, consapevoli che siamo tutti “operai” che lavorano nella stessa “vigna”, per lo stesso “padrone” e con lo stesso obbiettivo: questa è la Chiesa. Nella Chiesa oggi non c’è spazio per la divisione, l’incomprensione, il protagonismo, l’individualismo, per gli eccessivi tecnicismi o per le manie di perfezione; gli educatori non sono maestri e non vendono un “prodotto”, gli educatori devono essere prima di tutto testimoni, di questo c’è urgente bisogno oggi, di testimoni autentici e credibili del Vangelo che facciano seguire i fatti alle parole, che portino ai giovani la notizia che è il centro della nostra Fede, che Gesù è vivo, che è morto e risorto per loro e che esiste davvero la vita eterna, già qui sulla terra; oggi viviamo l’epoca dei social, i ragazzi sono letteralmente bombardati di notizie e di falsi insegnamenti; ma l’unica notizia che davvero può cambiare la loro vita è il “Kerigma”, è l’amore infinito di Gesù per ciascuno di loro. Ecco, c’è bisogno di persone semplici che, con la loro debolezza (“portiamo questo tesoro in vasi di creta” cit. 2 Cor 4), portino questa notizia ai giovani: ovviamente, prima devono aver fatto esperienza concreta nella loro vita che tutto quello che raccontano ai ragazzi è vero, altrimenti si rischia di ridurre tutto ad una lezioncina molto scolastica che non serve a nulla e a nessuno, anzi, spesso allontana i ragazzi dalla Chiesa.

La speranza è che questo sinodo possa davvero segnare un cambio di passo nella pastorale giovanile di Tolentino e che possa contribuire ad avvicinare tanti ragazzi alla Chiesa, alla scoperta che nella vita è davvero possibile essere felici e sentirsi davvero amati, qualsiasi cosa accada. Nella sua omelia conclusiva il Vescovo Nazzareno ha parlato dell’importanza del NOI, che deve sostituire l’IO: ecco, se nella Chiesa oggi si riuscirà a lavorare come NOI e non come IO, ci sarà la concreta possibilità che tanti giovani possano incontrare Gesù nella loro vita e nulla è più importante di questo incontro per i ragazzi.
Un grandissimo ringraziamento va a tutti coloro i quali hanno contribuito alla realizzazione del sinodo, sacerdoti e laici che hanno investito il loro tempo in questo percorso. Grazie davvero di cuore per la pazienza e la perseveranza.
Avanti così, sempre.